Stress da rientro, lo psichiatra Barretta: “Non ci siamo mai allontanati”

La sindrome da rientro, comunemente associata allo stress post-vacanze, è stata oggetto di un’analisi approfondita da parte di Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli. Secondo Barretta, questa condizione non dovrebbe…

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La sindrome da rientro, comunemente associata allo stress post-vacanze, è stata oggetto di un’analisi approfondita da parte di Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli. Secondo Barretta, questa condizione non dovrebbe essere considerata una diagnosi clinica, ma piuttosto il riflesso di un’estate in cui, di fatto, non si è mai realmente staccati dalla routine quotidiana. Le sue osservazioni, espresse in una recente intervista, pongono l’accento su un fenomeno che si ripete ogni anno al termine della stagione estiva.

Barretta sottolinea che la sindrome da rientro non è presente in alcun sistema diagnostico riconosciuto, e la sua assenza non è dovuta a una svista. “Il riadattamento a una routine dopo un’interruzione è un processo ordinario, con una fisiologia propria e una durata breve”, afferma lo psichiatra. Questo aspetto mette in discussione la tendenza a catalogare lo stress da rientro come una condizione clinica, suggerendo piuttosto che si tratti di una reazione naturale a un cambiamento di contesto.

Il termine “sindrome da rientro” è spesso utilizzato per descrivere la sensazione di ansia o malessere che molte persone avvertono al ritorno dalle vacanze. Tuttavia, Barretta invita a riflettere su come, in realtà, il distacco dalla routine lavorativa sia stato meno marcato rispetto al passato. “In un’epoca in cui la tecnologia consente di rimanere connessi in ogni momento, è difficile considerare un vero e proprio allontanamento dalla vita quotidiana”, spiega.

In effetti, molti lavoratori si trovano a gestire email, telefonate e impegni anche durante le ferie. Questo fenomeno, secondo Barretta, contribuisce a rendere il passaggio dal relax estivo al lavoro autunnale meno netto. “La mancanza di un vero distacco può portare a una sensazione di continuità, che rende più difficile il rientro”, aggiunge lo psichiatra.

La reazione allo stress da rientro può variare da persona a persona. Alcuni possono sentirsi sopraffatti dalla ripresa delle responsabilità, mentre altri possono affrontare il rientro con maggiore serenità. Barretta suggerisce che la chiave per affrontare questo periodo di transizione risiede nella gestione delle aspettative e nella pianificazione. “È importante prepararsi mentalmente al rientro, stabilendo obiettivi realistici e concedendosi il tempo necessario per adattarsi nuovamente alla routine quotidiana”, consiglia.

Inoltre, Barretta evidenzia l’importanza di pratiche di autocura durante questo periodo. Attività come l’esercizio fisico, la meditazione e il mantenimento di una vita sociale attiva possono contribuire a mitigare i sintomi di stress. “Investire nel proprio benessere emotivo è fondamentale, specialmente in un periodo di transizione come quello del rientro”, sottolinea.

Nonostante le difficoltà che possono sorgere, Barretta invita a considerare il rientro come un’opportunità per rinnovare l’impegno verso il lavoro e la vita personale. “Ogni fine estate rappresenta un nuovo inizio, una chance per rivedere le proprie priorità e obiettivi”, afferma. Questo approccio positivo può aiutare a trasformare l’ansia da rientro in una motivazione per affrontare le sfide future.

In conclusione, la sindrome da rientro non deve essere vista come una condizione patologica, ma piuttosto come una reazione normale a un cambiamento di routine. Con l’approccio giusto, è possibile affrontare questo periodo con serenità e determinazione, trasformando l’ansia in una spinta verso nuovi traguardi.


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