Sindrome di Rett: l’importanza dell’approccio multidisciplinare
La sindrome di Rett è una malattia rara che colpisce principalmente bambine in età infantile. Aglaia Vignoli, neuropsichiatra infantile, evidenzia come un approccio multidisciplinare possa migliorare la gestione della malattia, intervenendo sia sui sintomi sia, se possibile, sulle cause.

La sindrome di Rett è una patologia rara e complessa che interessa prevalentemente soggetti di sesso femminile in età infantile. I primi segnali della malattia si manifestano entro il primo anno di vita, mentre la sintomatologia completa si sviluppa generalmente entro i due o tre anni successivi.
Secondo Aglaia Vignoli, professore associato di Neuropsichiatria infantile presso l’Università Statale di Milano e direttore del dipartimento di Neuropsichiatria infantile dell’Asst Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, la sindrome presenta un quadro di compromissione multisistemica, con un coinvolgimento prevalentemente neurologico ma anche di altri sistemi.
La terapia tradizionalmente viene adattata in base ai sintomi presentati dalla paziente. Tuttavia, Vignoli ha evidenziato durante un digital talk promosso da Adnkronos in collaborazione con Acadia che le nuove prospettive di cura puntano a un approccio multidisciplinare. Questo metodo mira a gestire la sindrome nella sua interezza, migliorando vari aspetti della malattia a partire dalle condizioni cliniche di base e, laddove possibile, intervenendo sull’eziologia della condizione.
Il confronto promosso ha rappresentato un momento di approfondimento sulle esigenze, le prospettive e le priorità emergenti riguardanti la sindrome di Rett, con un focus sull’importanza di un coordinamento tra diverse specialità mediche per ottimizzare la qualità di vita delle pazienti.


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