Lavoro nero e caporalato: 77 miliardi all’anno in Italia
Secondo un’analisi della Cgia, il lavoro nero e il caporalato generano un giro d’affari stimato in 77 miliardi di euro annui, con una particolare incidenza nel Mezzogiorno e una maggiore diffusione tra badanti e agricoltori.

Un recente studio della Cgia ha evidenziato come il lavoro nero e il caporalato rappresentino un fenomeno economico di rilievo in Italia, con un giro d’affari stimato intorno ai 77 miliardi di euro all’anno. Questa forma di lavoro irregolare interessa in modo significativo il Mezzogiorno, dove l’incidenza raggiunge il 35,7%.
Le categorie maggiormente coinvolte risultano essere quelle delle badanti e degli agricoltori, settori in cui le irregolarità sono più diffuse. La presenza di lavoro non dichiarato e di forme di sfruttamento lavorativo in queste aree rappresenta una sfida sia dal punto di vista economico sia sociale.
Il fenomeno del lavoro nero e del caporalato ha ripercussioni importanti sul mercato del lavoro, contribuendo a distorsioni nella concorrenza e a una riduzione delle entrate fiscali e contributive. Inoltre, coinvolge una parte significativa della popolazione lavorativa, soprattutto nelle regioni meridionali, dove le opportunità di lavoro regolare possono essere più limitate.
Le analisi della Cgia sottolineano la necessità di interventi mirati per contrastare queste forme di irregolarità, con l’obiettivo di tutelare i lavoratori e promuovere una maggiore legalità nel mercato del lavoro italiano.


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