Plasma in Italia: conoscenza e disponibilità a donare in crescita
Un’indagine dell’Istituto Piepoli per Takeda Italia rivela che, sebbene il 95% degli italiani riconosca l’importanza terapeutica del plasma, solo il 20% ne conosce realmente la natura. La maggioranza ignora la dipendenza dell’Italia dalle importazioni e l’impossibilità di produrlo artificialmente. Cresce però la disponibilità a donare, soprattutto se migliorano informazione e accessibilità.

Il plasma rappresenta una risorsa fondamentale per la produzione di farmaci salvavita destinati a malattie rare e gravi. Tuttavia, un’indagine condotta dall’Istituto Piepoli su incarico di Takeda Italia evidenzia una scarsa conoscenza tra la popolazione italiana riguardo a questa componente del sangue.
Secondo la ricerca, il 95% degli intervistati riconosce il valore terapeutico del plasma, ma solo due persone su dieci sanno con precisione di cosa si tratti. Inoltre, la maggioranza non è consapevole dell’impossibilità di produrre plasma in laboratorio e della significativa dipendenza dell’Italia dalle importazioni estere per soddisfare il fabbisogno nazionale.
Questi dati emergono nel contesto di un crescente bisogno di farmaci plasmaderivati, che rende cruciale la sicurezza sanitaria e la capacità del Paese di garantire la continuità delle cure.
La ricerca ha inoltre rilevato che circa il 70% degli italiani sarebbe disponibile a donare plasma nei prossimi dodici mesi, a patto di ricevere maggiori informazioni sul suo utilizzo. Tra chi già dona, la disponibilità sale all’83%.
Oltre all’informazione, risultano determinanti anche le condizioni organizzative per incentivare la donazione. Facilità di accesso ai centri di raccolta, strumenti di prenotazione efficienti e servizi aggiuntivi sono considerati più rilevanti rispetto a eventuali incentivi economici.
L’indagine è stata presentata a Roma durante un evento promosso su iniziativa del vicepresidente della Camera dei deputati, Giorgio Mulè, sottolineando l’importanza di strategie mirate per aumentare la consapevolezza e la partecipazione dei cittadini.
In sintesi, migliorare sia la comunicazione che l’organizzazione delle strutture dedicate potrebbe contribuire ad aumentare le donazioni di plasma, riducendo la dipendenza dalle importazioni e rafforzando la sicurezza delle cure plasmaderivate in Italia.


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