Giudice di pace liquida con 20 euro l’onorario di avvocato in Cpr Trapani

Un giudice di pace ha stabilito un compenso di 20 euro per l’avvocata che ha assistito un migrante trattenuto nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Trapani. La decisione ha suscitato critiche da parte dell’Organismo Congressuale Forense e ha portato al ricorso presentato dalla legale.

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Un giudice di pace ha liquidato con un compenso di 20 euro l’onorario di un’avvocata che aveva prestato assistenza legale a un migrante trattenuto nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) di Trapani. La vicenda ha suscitato reazioni nel mondo forense e ha portato la legale a presentare ricorso al tribunale competente.

Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, l’avvocata del Foro di Caltanissetta aveva seguito il caso di un cittadino tunisino trattenuto nel Cpr, fornendo assistenza legale nell’ambito di un procedimento giudiziario. Tuttavia, la somma riconosciuta per il suo lavoro è stata ritenuta molto bassa rispetto all’impegno richiesto.

L’Organismo Congressuale Forense (OCF), che rappresenta gli avvocati italiani, ha espresso pubblicamente la propria indignazione per la decisione del giudice di pace, sottolineando come un compenso così esiguo possa compromettere la tutela effettiva dei diritti dei migranti e l’accesso alla giustizia.

Il ricorso presentato dall’avvocata mira a ottenere una revisione della liquidazione dell’onorario, evidenziando l’importanza di un giusto riconoscimento economico per le prestazioni legali, soprattutto in casi che coinvolgono persone in situazioni di particolare vulnerabilità come i trattenuti nei Cpr.

La questione si inserisce in un dibattito più ampio riguardante la tutela legale dei migranti e le condizioni di lavoro degli avvocati impegnati in questo ambito. Alcune testate hanno sottolineato come la liquidazione degli onorari in casi simili possa influire sulla disponibilità dei legali a offrire assistenza in situazioni delicate e complesse.

Il caso è al vaglio degli organi giudiziari competenti, mentre l’OCF continua a sollecitare un intervento che garantisca un’equa remunerazione per le prestazioni professionali, in linea con la tutela dei diritti fondamentali e con il rispetto delle norme deontologiche.


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